Artisti

Angela Maione

Questa immagine vuole essere una semplice e sintetica riflessione sulla trasformazione della nostra cultura. La scelta del nome David è legata alla necessità dell’artista di riprendere il filo rosso del tempo e della storia e stabilire connessioni con la storia presente. Il suo David è il nostro tempo: frantumazione dell’unità, disgregazione del mito, un tempo bloccato che non riesce più a produrre bellezza. Il suo corpo deborda, non contiene più la sua ragion d’essere, è lo straripamento contemporaneo. Egli testimonia il nostro disagio, la nostra fragilità e decadenza, il nostro smarrimento. E’ come un abitatore “gentile” della mostruosità, del caso, e del mondo in cui vive. In questo, religiosamente, umano.

Anita Artura Agresta

Una kore contemporanea ri-creata dall’artista attraverso il suo lavoro di analisi su se stessa e sull’esistenza di ogni uomo, per restituire allo spettatore l’immagine di una spiritualità resa umana, più vicina a noi ed alla nostra vita di mortali.
L’opera nasce dallo studio sulle korai, statue votive dell’antica Grecia presenti nei santuari e nelle necropoli.

Attilio M. Varricchio

La frase che sormonta la porta raffigurata nell’opera di Varricchio ci rimanda immediatamente all’olocausto ed ai ghetti nazisti. Sullo sfondo Scampia, ghetto moderno, dà all’opera il senso di un invito dell’artista ad oltrepassare quella porta, a superare il confine di una realtà sociale difficile che, spesso, appare senza via di fuga.

Betty Bee

Evanescence è un’opera la cui genesi è legata alla morte per anoressia di due modelle.
Frammenti del corpo dell’artista, ottenuti da calchi dal vero, ne ricordano la caducità, non solo a causa dell’inesorabilità del tempo che passa ma anche a causa di aspirazioni sbagliate. La conservazione della bellezza è possibile solo nella trascendenza della sua percezione tangibile e visiva perchè tutto, prima o poi, sparisce. Diventa evanescente.

Camillo Ripaldi

“Questo mio lavoro vuole essere un omaggio a un uomo coraggioso, sicuramente non alla sua immagine fotografica. Credo si possa voler bene a Gramsci, ma è difficile abbracciare qualcuno con cui si ha timore di dover sostenere un confronto troppo potente. Questo potrebbe essere il mio provare ad abbracciare Gramsci, finalmente. Poi: Gramsci è morto, quindi trascende…non lo so, ma di certo passa il limite.” Camillo Ripaldi

Cesare Abbate

Il mondo racconta di un uomo che, in un attimo senza tempo, si ferma a guardare l’universo come fosse altro da sé, come se la sua vita non gli appartenesse. Attraverso questo distacco, riesce a cogliere il senso della sua esistenza e di quella di ogni uomo. Ed ha l’illusione di afferrare il tempo, per un momento, prima che passi inesorabilmente.

Ciro Vitale

In Culture #3 le nicchie destinate tradizionalmente ad accogliere i corpi dei defunti ospitano una biblioteca fatta di libri neri, combusti, sul punto di disgregarsi, tra cui solo alcuni ancora riescono a far luce.
L’allusione dell’opera di Vitale è al valore della cultura ma, al tempo stesso, alla sua fragilità nel contesto di una iperdemocrazia fittizia, come quella promessa oggi dai nuovi strumenti di diffusione della conoscenza. L’artista vuole metterci in guardia in particolar modo dalla rete, dal web, nuovo apparente simbolo di libertà, in realtà generatore di non-cultura e disinformazione perchè strumento di omologazione, capace di dissolvere qualsiasi legame che l’uomo ha instaurato con il tempo e lo spazio.

Claudio Cuomo

L’opera di Cuomo è un’installazione di figure di cartapesta a grandezza naturale che rappresenta una folla adorante e curiosa davanti ad un presepe del ‘700. Tra la folla, anche un gruppo di scugnizzi in attesa del pane, a simboleggiare l’attesa della venuta di Cristo, il Pane della Vita.
Il lavoro è ispirato ad una poesia di Rimbaud, Les effarés (gli attoniti), da cui prende il nome. (Maurizio de Giovanni)

Domenico Balsamo

La nostra eternità è il viaggio della nostra vita, pieno di incontri, condivisioni, ricordi che affiorano e che arricchiscono il nostro cammino ogni giorno di più. L’opera di Balsamo fotografa un attimo di questo viaggio di cui non conosciamo la fine, né cosa ci riserverà nel futuro, ma che ci dà un’unica certezza: quella di esserci.

Emanuele De Ruvo

Il confessionale e l’inginocchiatoio, che in quest’opera sembrano elevarsi al cielo, sono due dei simboli più importanti della cristianità e del “riporre fede”. Sono tramiti per redimere ed elevare la propria spiritualità. Qui gli elementi sono entrambi in equilibrio, a simboleggiare la precarietà dei tempi che viviamo e, in particolar modo, il vacillare della fede che può diventare stabile solo attraverso la concreta fiducia nel concetto di trascendenza.

Francesco Rinaldi

L’immagine rappresenta l’intreccio di due corpi, l’amore, amore e trascendenza. Nelle parole di Umberto Galimberti, a cui Rinaldi si è ispirato:” la parola desiderio vuol dire “tutto ciò che ti muove”, de-sidera, movimento verso le stelle, quindi se si estingue il desiderio, se c’è quiete del corpo non c’è più elevazione dell’anima”, non c’è più trascendenza.

Gio Di Sera

L’opera di Giò di Sera è una scultura superstite al recente rogo di Città della Scienza. Il soggetto è un cuore sacro costruito da omini metallici, a voler precisare l’importanza della componente umana necessaria a qualsiasi propensione al sacro.

Giovanni Scotti

In quest’opera, il paesaggio del golfo di Napoli diviso tra cielo e mare diventa una immateriale distesa blu, tagliata solo dal lento procedere di una imbarcazione: è un invito a guardare oltre, a proiettarsi verso il futuro. Il blu del resto è “il colore spirituale per eccellenza -scrive lo stesso artista – che esprime l’innato bisogno di ascensione, lo slancio dell’uomo verso l’eternità, in una condizione di ebbrezza in cui si dilatano i comuni vissuti spaziotemporali”.

Giovanni Zaccariello

Con Terresante l’artista mette in scena, attraverso l’uso di un videoproiettore, l’immagine di corpi che progressivamente si scioglieranno in rivoli di colore.
Zaccariello si concentra sullo ‘scolatoio’, elemento tipico all’interno delle catacombe, che consisteva in un ambiente atto a purificare i defunti dal marciume della vita materiale prima di presentarsi a Dio: l’artista lo ricrea, a suo modo, con questo video che amplifica la suggestione del luogo.

Giuseppe Monda

Dice l’artista: “io dipingo da sempre, e con tanta fatica, il niente. Tutti credono di essere, tutti pensano di capire. Si può mai capire il pensiero, si può mai capire la luce, si può mai capire il colore, si può mai capire la vita? Io dipingo questo, questo è la mia regola, io cerco di creare con la luce e il colore le premesse per un viaggio dentro di noi, attraverso il museo della memoria : i muri sono segni del tempo.”

Giuseppe Stellato

L’artista, con Lavami, prova ad aprire una finestra tra mondi distanti, una porta tra lo spazio immobile, sospeso, silenzioso, sacro, delle Catacombe, e quello invece confuso e chiassoso della contemporaneità.

Gloria Pastore

Guardando Plastic Woman si percepisce la bellezza del corpo e la sua appartenenza culturale, la bellezza del mare, della natura e delle infinite risorse da difendere, preservare e tramandare. Ma il guardare rallentato, attento, fa percepire l’inganno che nasconde: l’aver tradotto in artificiale tutto ciò che è naturale.

Kirka De Jorio

Le informazioni ed i segreti che gli elementi custodiscono sono materia antica e preziosa. Si tratta di un patrimonio a cui è legata la nostra stessa origine. L’artista ha immaginato questo lavoro come un viaggio dentro le viscere della Terra, al fine di cogliere la temperatura (in termini di colori) e gli umori della materia che, accartocciandosi, ha creato e crea continuamente pagine per un libro infinito. L’atto di creazione, attraverso il linguaggio artistico, cerca e realizza in tal modo la trascendenza del sensibile.

Luigi Auriemma

Per Auriemma l’artista entra in contatto con il concetto di trascendenza ogni volta che crea un’opera d’arte, quando egli non fa altro che rinnovare il mistero dell’atto della creazione divina, fino a trasformarsi nella sua stessa opera (thou art become, ovvero “tu diventi arte”). I diversi elementi che compongono il lavoro, carichi di simboli e significati, ci riportano alle varie fasi del ciclo della vita, dall’origine alla fine.

Marco Formisano

All’interno della serie Acid Paintings, il lavoro di Formisano consiste in un dipinto effettuato su una lastra di ferro zincato successivamente posto sotto il lavoro corrosivo di acidi, all’interno di una teca retroilluminata, quasi a simulare una lapide, attraverso la quale, però, poter scrutare i diversi stadi di decomposizione del defunto, di cui alla fine non rimarrà che il ricordo.

Maria Luisa Casertano

Con la forza del colore, l’opera della Casertano parla della vita, dell’alternarsi di sentimenti ed emozioni che la costituiscono. La pittura energica dell’artista sembra voler liberare, ed allo stesso tempo fermare sulla tela, gli attimi che altrimenti il tempo porterebbe inesorabilmente via con sé.

Massimiliano Mirabella

L’installazione di Massimiliano Mirabella si ispira all’omonimo racconto di J.L.Borges e racconta della solitudine del Minotauro, atavica ed imprescindibile, accomunata a quella di ogni uomo, da cui ci si può liberare solo con la morte..

Massimo De Chiara

L’installazione, nello spirito dell’approccio critico dell’artista nei confronti della serialità, è basata sull’idea della ripetizione del modello per il raggiungimento del risultato ottimale. Questa ricerca lascia una traccia degna di essere storicizzata, che diventa l’opera stessa.
Gli elementi che compongono Eruzioni, ovvero i piatti, perdono la loro funzione originaria, da essa trascendono per diventare pura espressione d’arte.

Michele Iodice

Un reperto in restauro, un santo in legno con alcune parti del corpo semi-distrutte, diventa un’installazione di forte impatto nella mani di Michele Iodice: un’intuizione che ha permesso di recuperare con sapienza un’opera altrimenti nascosta al pubblico, finora rinchiusa nei depositi della chiesa del Buon Consiglio.

Mimmo Jodice

Nell’opera di Mimmo Jodice un omaggio al quartiere Sanità ed alla sua gente, in una serie di scatti che raccontano il quartiere in un decennio, tra la fine degli anni ’60 e quella dei ’70.

Moxedano

Quest’opera è parte di una serie di sette che ha, come tema portante, il tempo. Non il tempo che scorre e passa ma, il tempo”senza tempo”,dell’intuizione,della consapevolezza e della realizzazione, del superamento dei concetti di “esistenza”e “non-esistenza”. ”Entità” , che trascende i due concetti, e comunque ha le caratteristiche di ambedue…

Nicola Liberatore

Il lungo telo (Exultet) diventa una “Sindone di passi pellegrini”, su cui affiorano impronte, tracce stratificate e segni di civiltà vissute ancora prima che si incontrassero Oriente e Occidente. La “veste” centrale, costituita da antiche stoffe, di pallidi ricami e biancori virginali, assume “fantasmatiche sembianze di donne e madonne, sante e regine”. E’ un fragile reperto estratto dalla memoria, che è memoria artistica tutta moderna, tesa ad avviare una “riflessione sul tempo” e suggerire la “ricerca di una spiritualità più ampia per il nostro lacerato presente”.

Nicola Russo

Temenos è un’opera divisa in due parti, che propone il tema del recinto all’interno di una riflessione sull’immagine. La delimitazione dello spazio è una specificità segnica dell’artista, alla costante ricerca di un proprio centro attraverso il continuo confronto con l’altro da sé.

Oreste Zevola

La stanza di Saturno, divinità legata all’abbondanza, allestita all’interno della Catacombe -luogo di morte che ci ricorda che tutto è destinato a finire, vuole suggerirci, per contrapposizione, che delle cose terrene e infine di noi stessi non rimarrà nulla.
Le bianche figure di ceramica dell’opera di Oreste Zevola si sposano perfettamente con l’essenzialità, seppure carica di storia e significati, del luogo che le accoglie.

Oronzo Mastro

L’opera si misura con un soggetto classico della rappresentazione pittorica pur non mancando di contaminazioni più moderne e suggestive, tipiche del mondo pacatamente surrealista di Mastro: il gatto e il pesce, immancabili nei suoi quadri, corredano la scena.

Paolo La Motta

Trascendere è andare oltre, ascendere verso qualcosa di superiore, di metafisico: l’artista ha voluto tradurre questo concetto tra bidimensionalità e terza dimensione. Una superficie bidimensionale dalla quale fuoriescono figure umane a tutto tondo e strutture geometriche tridimensionali che confondono e ingannano l’occhio dello spettatore, fino a non fargli più distinguere i piani su cui si sviluppa l’opera.

Pasquale Cassandro

I pacchetti di sigarette che l’artista fuma, disposti a spirale, sono utilizzati come simbolo del legame tra la sua vita vissuta, vera e tangibile, e quella astratta e immateriale dell’arte.
Le due foto che si alternano freneticamente sul monitor del computer cercano, invece, di catturare le pulsazioni della materia/pietra.

Pasquale Napolitano

Il cosmo in cinque tempi, video-installazione realizzata da Napolitano, apre lo spazio sotterraneo delle Catacombe all’infinità dell’universo, ponendo l’osservatore a confrontarsi con la finitudine della propria esistenza.
Dalle antiche architetture tufacee affiora, come un’apertura cosmogonica, un’esplosione di cosmi e galassie, dinanzi alla quale l’uomo viene colto dall’inquietudine dell’infinito: l’artista vuole invitarci a riflettere sul rapporto mistico tra Natura e natura umana, costituito dal continuum vita-morte, finitudine-infinito.

P.Sunday-A.Maddaluno

All’interno di una tipica abitazione napoletana, sorprendiamo la solitaria statuetta della Madonna impegnata nelle pulizie della campana di vetro sotto cui è conservata. Gli artisti ci pongono di fronte ad una schiacciante verità: anche in una città come Napoli, in cui il culto è sempre stato vissuto in maniera intensissima, quasi esagerata, spiraglio di luce e salvezza, lo scetticismo della società contemporanea costringe le icone religiose ad una dimensione di autosufficienza.

Pier Paolo Patti

Nell’installazione Decoder affiorano tutte le preoccupazioni per i processi di controllo esercitati sull’individuo, nonché per quella sorta di esasperato voyeurismo collettivo che ha colpito la nostra società. Patti trasmette, su una serie di monitor, diversi angoli delle Catacombe ponendo lo spettatore, non più controllato ma controllore, dinanzi ad uno stato d’attesa, di qualcosa che cambi la staticità della visione, ma che non ci sarà. L’immagine statica di una videocamera di sorveglianza cattura l’attenzione di chi guarda, trascinandolo nella dimensione dello spiare con il compiacimento di farlo, con la convinzione inconscia di essere al sicuro stando al di qua del vetro/monitor. Il luogo ripreso è distante, l’eventuale pericolo altrove.

Pino Falcone

Bulbo, di Falcone, è una scultura leggera, sospesa, quasi invisibile, che si ispira in primo luogo alla simbologia legata del cerchio e della sfera, quali forme della perfezione divina, riferibili all’elevazione spirituale verso la quale l’uomo dovrebbe aspirare.

Raffaella Romano

Il lavoro della Romano è una riflessione sul cambiamento, sulla versatilità che nell’era contemporanea investe il simbolo, nel nostro caso il cerchio, rispetto a quello a cui rimandava nell’epoca paleocristiana. Il cerchio non è più simbolo del divino, dell’infinito, ma nell’opera se ne reinventa il significato, trasformandolo in puro oggetto di speculazione concettuale. Lo spettatore è invitato ad andare al di là dell’immagine, al di là del titolo dell’opera, trascendendo da questi per avere una visione relativistica d’insieme, dove prevale la riflessione sulla creazione dell’opera stessa.

Riccardo Ruggiano

L’opera sottolinea l’aspetto sensazionalistico che spesso contorna le scene e le celebrazioni dei calvari religiosi, in questo caso la liquefazione del sangue di San Gennaro martire, Patrono della città di Napoli. Il manufatto riproduce il Santo Vescovo con un’espressione del viso ieratica, volutamente disarmonica e in contrasto con l’effetto dello scioglimento. Arte sacra e Pop art. Due gli stili linguistici utilizzati, combinati insieme per raccontare il ‘sensazionale’: una sovrapposizione violenta degli aspetti sacri e profani del fenomeno sociale divinatorio. Gli elementi simbolico narrativi si fondono, cambiando ruolo, forma e colore: l’immagine del Santo liquefacendosi diventa il suo stesso sangue. La sintesi dell’icona e del suo calvario salvifico è il “Miracolo Totale”.

Roberto Pugliese

Il lavoro di Roberto Pugliese coinvolge la sfera del suono: Equilibrium, infatti, sfrutta le potenzialità dell’effetto Larsen, fenomeno che si sviluppa come fischio stridente nel momento in cui i suoni emessi da un altoparlante entrano nel microfono e, rimandati al medesimo altoparlante, innescano un circuito chiuso teoricamente senza fine, per far muovere due bracci meccanici alla ricerca di uno stato di equilibrio impossibile da raggiungere.
Una continua ricerca di equilibrio che rispecchia quella di ognuno di noi nel corso della vita.

Salvatore Esposito

Dove le forze del cosmo si incrociano e si equilibrano, tutto è messo in ordine proprio come in base ad un piano artistico: il tempo, il movimento, i cieli, gli astri e cicli di tutte le cose. Quando tutto ciò perde il suo carattere magico iniziale ne acquista immediatamente un altro di tipo “religioso”, divenendo la scelta tra luce ed ombra, ordine e disordine che si mescolano e si confondono prima che qualcuno, qualcosa, vinca.

Scu8

La trascendenza è colta nel riflesso del mezzo Cristo che si completa nella sua metà intangibile.
Posta nel battistero, la scultura diviene cardine tra lo spazio reale e quello trascendentale delle Catacombe, come una porta tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Stefano Perna

Una rete di radio da fruire attraverso l’utilizzo di radioline appositamente regolate dà vita a Cult of dead air, opera che si presenta come un’architettura eterea, invisibile e impalpabile, che ha la possibilità di ‘scolpire’ lo spazio attraverso il suono e le imprevedibili reazioni apportate dai visitatori che ne fruiranno. L’opera mira a sovrapporre una cartografia immaginaria alla topografia reale del luogo, un montaggio di ambienti, luoghi e tempi intrecciati tra loro secondo modalità ambigue e non lineari.

Vincenzo Onnembo

Veins è un video-documentario che, con straordinaria lucidità e immediatezza, offre un ritratto antropologico della cultura napoletana, più ampiamente meridionale, per molti aspetti arcaica, ancora legata ai ritmi della natura, alla terra, al mare, al Vesuvio.
Un mosaico fatto di luoghi, volti, gesti, suoni, parole, suggestioni che ci raccontano di una vita in cui fede e superstizione si mescolano costantemente, così come testimonia la devozione a San Gennaro, attorno al quale si raccoglie tutta la città in ansiosa attesa dell’evento miracoloso.

Vincenzo Spagnuolo

Affascinato dalle possibilità di sottoporre la materia digitale a continue metamorfosi, Spagnuolo, attraverso una puntuale mappatura di una piccola parte delle Catacombe, coinvolge lo spazio in un radicale processo di trasformazione riutilizzando l’architettura, le decorazioni murali, le nicchie, al fine di riattivare un nuovo rapporto di fruizione tra lo spazio e il visitatore.

Notizie eventi:

LUX IN TENEBRIS

* 6 dicembre 2013
Paleocontemporanea ha promosso percorsi serali alle Catacombe di Napoli. L’arte ha illuminato le notti della rassegna. In particolare, uno dei siti museali più suggestivi di Napoli: le Catacombe di San Gennaro.

GIOVANI TALENTI DI PALEOCONTEMPORANEA

* 12 dicembre 2013
Dopo l’apertura della rassegna di video arte curata da Marcella Ferro, nel bellissimo Auditorium dell’Osservatorio Astronomico si è inaugurata la mostra dei giovani talenti per il concorso Paleocontemporanea 2013. Da giovedì 12 dicembre alle ore 12:30, i dieci finalisti in gara hanno esposto al pubblico le loro opere. Il premio di 3000,00 Euro è stato assegnato a Simone Frattini. La consegna è avvenuta al Museo Madre nella serata dedicata alla presentazione del catalogo della mostra.

EDIZIONE 2013

Per la sua prima edizione, Paleocontemporanea ha trattato il tema: "Elementi di trascendenza nell’arte dall’antichità al presente".

UNA MOSTRA ALL'OSSERVATORIO

L’Osservatorio Astronomico di Capodimonte ha ospitato la mostra dedicata ai giovani artisti. Dieci opere scelte sono state esposte all’interno della sede che ha offerto alla pubblica ammirazione straordinari strumenti astronomici e preziosi volumi antichi.

CONCORSO GIOVANI

Paleocontemporanea favorisce i giovani talenti ai quali dedica un concorso. Il premio “Paleocontemporanea 2013 - Fondazione San Gennaro” è stato assegnato da un autorevole comitato scientifico al giovane artista Simone Frattini, scelto tra dieci finalisti che hanno esposto all’interno della rassegna.

SALA BORGIA

Il Museo di Capodimonte ha integrato alla mostra la prestigiosa Sala Borgia con oggetti ed opere d’arte ispirate al Cristianesimo, utilizzate da missionari e raccolte pazientemente, negli anni, da Stefano Borgia, nominato Prefetto della Congregazione De Propaganda Fide nel 1802.