Le Catacombe di San Gennaro e le sue due basiliche

La presenza di tombe nella valle della Sanità risale al periodo ellenistico (IV e III secolo a.C.). La scelta di questi luoghi, appena fuori l’antica cerchia delle mura, non è stata casuale: il tufo che vi abbonda consentiva un facile scavo. Dopo il IX secolo, però, si cominciò a seppellire i morti dentro la città e le necropoli furono abbandonate.

La basilica di San Gennaro fuori le mura è la più antica chiesa dedicata al nostro patrono e da qualche anno è tornata ad essere l’accesso alle catacombe del santo patrono dal Rione Sanità, è la naturale porta che introduce nella Storia. La sua fondazione avvenne nel V secolo, in seguito al trasferimento del corpo del santo martire nell’adiacente complesso cimiteriale cristiano extramurale preesistente. Venne rifatta e rimaneggiata tra i secoli IX e XV e in età barocca, per poi arricchirsi di forme durazzesco-catalane nel corso del XV secolo. A parte l’atrio rinascimentale, che conserva affreschi cinquecenteschi di recente attribuiti ad Agostino Tesauro. Dopo il restauro del 1939, la basilica si presenta oggi in tutta la sua originaria austerità, privata della parte più ricca della propria storia. Restano l’impianto interno a tre navate, i pilastri tardo-gotici, il tetto a capriate e l’abside semicircolare, incorniciato da due antiche colonne corinzie. Complesse vicissitudini burocratiche la vedono poi sprofondare nell’incuria e diventare, negli ultimi quarant’anni, un deposito per l’Asl Napoli 1. Da qualche anno questa bellissima basilica è stata restituita alla città e ai napoletani, prima ancora che ai turisti, e con la sua riapertura è rinato il cosiddetto “miglio sacro”, l’antico itinerario dedicato al santo patrono, che la collega alla Cattedrale attraversando il Rione Sanità.

Foto catacombeQuanto alle sue catacombe, esse appaiono tanto suggestive e spettacolari da lasciare senza fiato. Grandiose gallerie colme di antichi tesori, sepolcri scavati nel tufo, colonne, mosaici e affreschi. La loro straordinaria estensione è frutto di successivi ampliamenti e fusioni di ipogei un tempo separati. Si sviluppano su due differenti livelli non sovrapposti. Partendo dal “vestibolo inferiore”, il nucleo originario del II secolo, è stato scavato nel tempo un impressionante reticolo di gallerie (ambulacra) che s’incrociano secondo uno schema orizzontale in linea con la pianta urbanistica ippodamea (a scacchiera), la stessa della Napoli dell’epoca greca. Nella catacomba superiore, poi, c’è la piccola “basilica dei vescovi”, posta sopra l’ipogeo sepolcrale che ospitò le reliquie di san Gennaro, dedicata alla memoria dei primi quattordici vescovi napoletani, e la maestosa basilica maior, esempio unico nell’architettura sepolcrale. Chi non c’è mai stato e, magari, si è fatto un’idea delle necropoli paleocristiane visitando le catacombe romane, rimane stupefatto.

Chiesa dell'Incoronata a CapodimontePrima del 2008 l’accesso a queste catacombe era possibile solo dall’alto, dal piazzale della basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte. Si tratta della basilica di più recente costruzione a Napoli (tra il 1920 e il 1960), detta anche la “piccola San Pietro”, perché realizzata a imitazione della vaticana sorella maggiore. Si trova su un costone a strapiombo sulla valle della Sanità e ospita, dagli anni Sessanta, il principale accesso alle catacombe di San Gennaro. Questa chiesa si è trovata a svolgere la funzione alquanto singolare di raccogliere la storia delle ferite di Napoli. In svariate circostanze, infatti, è stata scelta per custodire opere di notevole pregio, che altrimenti sarebbero andate disperse. Le varie sale adiacenti la basilica e gli ipogei, dunque, si sono via via riempiti come uno splendido museo di altari, sculture e dipinti, tra cui pregevoli tele del Seicento e del Settecento napoletano, un tempo appartenenti a chiese che oggi non esistono più, bombardate durante la guerra o distrutte dal terremoto che sconquassò Napoli nel 1980.
(Antonio Loffredo)

Notizie eventi:

LUX IN TENEBRIS

* 6 dicembre 2013
Paleocontemporanea ha promosso percorsi serali alle Catacombe di Napoli. L’arte ha illuminato le notti della rassegna. In particolare, uno dei siti museali più suggestivi di Napoli: le Catacombe di San Gennaro.

GIOVANI TALENTI DI PALEOCONTEMPORANEA

* 12 dicembre 2013
Dopo l’apertura della rassegna di video arte curata da Marcella Ferro, nel bellissimo Auditorium dell’Osservatorio Astronomico si è inaugurata la mostra dei giovani talenti per il concorso Paleocontemporanea 2013. Da giovedì 12 dicembre alle ore 12:30, i dieci finalisti in gara hanno esposto al pubblico le loro opere. Il premio di 3000,00 Euro è stato assegnato a Simone Frattini. La consegna è avvenuta al Museo Madre nella serata dedicata alla presentazione del catalogo della mostra.

EDIZIONE 2013

Per la sua prima edizione, Paleocontemporanea ha trattato il tema: "Elementi di trascendenza nell’arte dall’antichità al presente".

UNA MOSTRA ALL'OSSERVATORIO

L’Osservatorio Astronomico di Capodimonte ha ospitato la mostra dedicata ai giovani artisti. Dieci opere scelte sono state esposte all’interno della sede che ha offerto alla pubblica ammirazione straordinari strumenti astronomici e preziosi volumi antichi.

CONCORSO GIOVANI

Paleocontemporanea favorisce i giovani talenti ai quali dedica un concorso. Il premio “Paleocontemporanea 2013 - Fondazione San Gennaro” è stato assegnato da un autorevole comitato scientifico al giovane artista Simone Frattini, scelto tra dieci finalisti che hanno esposto all’interno della rassegna.

SALA BORGIA

Il Museo di Capodimonte ha integrato alla mostra la prestigiosa Sala Borgia con oggetti ed opere d’arte ispirate al Cristianesimo, utilizzate da missionari e raccolte pazientemente, negli anni, da Stefano Borgia, nominato Prefetto della Congregazione De Propaganda Fide nel 1802.